Cuffie, e su la musica. Sono sempre loro, so di essere banale, ma da 15 anni a questa parte nessuno ha mai suonato per me come Mark Knopfler e soci. Credo che continueranno a farlo ancora per molto tempo.
Stasera mi stuzzicano le
PERCEZIONI
è di loro che voglio scrivere, in questo sfacciato invito al voyeurismo che tutti stiamo incoraggiando, diffondendo.
Dopo 12 ore di fila a guardare nel tunnel catodico del monitor, quasi a voler rifarmi dello stupro a cui mi costringe la TV, senza che io possa risponderLe... dopo 12 ore, dicevo, le percezioni si annullano. Sono costretto a riappropiarmi del mio essere biologico, a separarlo dalla mia stucchevole controparte cibernetica e riportarlo faticosamente in vita. Non andrò a letto per sognare tag html, ridatemi le pecore, almeno quelle elettroniche. Clarke le garantiva ai suoi androidi, cristo.
Fammi aprire la finestra... già meglio, l'aria fresca serve.
Dunque.
8 anni fà, pressappoco in questo periodo, pressappoco a quest'ora, mi rigiravo nella branda stracciata di un rifugio di montagna sulle Dolomiti. Avevo la febbre, tutto veniva amplificato dalla temperatura: interna alta, esterna zero+.
Percepivo, eccome.
I miei 19 anni, innanzitutto, la fortuna di trovarmi con un carissimo amico lontano dal mondo, in un posto molto simile alle favole che leggevo da bambino.
La fragilità di un ragazzetto messo fuori uso da una banale febbre, mentre fuori si ergevano montagne così antiche da non poterci pensare e soffiava il vento che le aveva scolpite.
L'indifferenza beata delle mucche che la mattina mi avrebbero sottratto all'elemosina di Morfeo e dopo poco mi avrebbero guardato pisciar fuori la mia febbre, quasi per miracolo.
Percepivo tutto, tutto era nuovo e importante, anche bagnarsi i piedi nel laghetto vicino e rischiare il congelamento...
Il nostro campo base era a Moena, nel locale dello zio del mio amico, un pub aperto fino a notte.
Non dormivi mai, nemmeno volendolo, ma ti mangiavi penne all'indiana alle 4 di mattina scherzando col cuoco e guardavi il fuoco riflettersi sulla scollatura sudata della cameriera.
Non ricordo se fosse davvero bella, le mie percezioni avevano comunque deciso di assecondare l'urlo di miei ormoni. E in montagna c'è un grande eco, si sà.
Percepii che c'è qualcosa di gravemente sbilanciato in questo mondo durante un trasferimento in pullman...
una ragazza dolcissima, down, andava chiedendo a tutti i viaggiatori maschi se la volevano sposare.
Era dolorosissimo vederla delusa di fronte ai loro balbettati imbarazzi, fu dolore allo stato puro aggiungere il mio balbettio a quello degli altri.
Fu forse la prima volta in cui mi resi conto (percepii) che il cuore mi andava troppo stretto; sarebbero bastate due parole sorridenti, gentili, magari una piccola bugìa.
È tutto passato, ora, ma nulla è dimenticato.
Vorrei, oh se vorrei, tornare indietro e rivivermi, rimediando agli errori fatti, dicendo le parole non dette.
Non posso.
O forse sì.
Ho un sogno che quasi mi spaventa.
Credo che si possa ri-vivere tramite i figli...
Guardarlo o guardarla crescere, entrare nei suoi occhi e
percepire una nuova vita che si sviluppa, essere un differente me stesso ed allo stesso tempo sentire il suo unico Io.
Amare, amarmi, essere amato.