[ Il consistente ripieno dei manikomiensi , TUTTO. Cuore ed altre frattaglie compresi. ]

maggio 31, 2003

siamo le cellule di un organismo ferito.

maggio 27, 2003

Spot


Vorrei che scendesse la pioggia. Ebbene sì. Banalissima, acida, sporca pioggia che scrosti tutto il surplus della vita. Vorrei che fosse inverno perchè stare così non è per niente estivo. Sono un chirurgo privo di laurea che sfregia felice tutto quel che c'è di bello ed io, onestamente, me ne compiaccio. Godo! Cuocio a fuoco a lento in una brodaglia di sentimenti faticosi e cazzo, ha tutto un profumino niente male. Dovrei riconsegnare i miei orgasmi e cancellare i cromosomi con una staedler per poter essere privo di qualunque polluzione, senza attrattive, una grossa gomma pane intrisa di amore scambiato per sesso e di sesso confuso con l'amore che posso poi riporre senza cura nel cestino delle seghe. Perchè questa NON è vita. Oh no, è solo un grosso gioco delle coppie ed è ora che qualquno mandi qualche cazzo di interruzione pubblicitaria. I consigli per gli aquisti mi hanno sempre irritato: troppe donne nude.

maggio 26, 2003

tobogaUmido


Il rubinetto che perde mi ricorda un ritmo che mi fa venire in mente quel gioco dove c'è della musica, poi smette per qualche istante e quando ricomincia tu devi cantare a tempo se non sono guai; così è stata la mia vita finora.
A questo sto pensando seduto nella vasca piena d'acqua prima calda, ora meno. Una mano appoggiata alla doccia a telefono, l'altra a penzoloni dal bordo di ceramico freddo.
Anche il colore si sta modificando con il passare del tempo, all'inizio quasi trasparente diventato poi di un bianco sporco ora di un rosso acceso.
La mia vita finalmente sta cambiando e con la testa riversa all'indietro anche sforzandomi non riesco più a sentire alcun suono da sincronizzare con i miei pensieri, niente più momenti di insicurezza da legare a tristi certezze e realtà. L'incognito sta per inghiottirmi.
Con il corpo ormai alla stessa temperatura dell'acqua le gambe si flettono, lentamente scivolo verso il fondo, un piede riesce il tappo e la velocità di discesa aumenta. L'acqua comincia a defluire e l'ultimo sguardo si posa sul vortice piccolo ma gigante che mi trascina verso il basso.

*blub*

maggio 24, 2003

Ho certe idee,
io,
che non sbiadiscono al sole
che non si sciolgono d'estate
e che non ghiacciano d'inverno.

Le posso lasciar fuori tutta la notte
e non succede nulla.

Le posso pure strizzare,
ma non se ne cava il succo.

Ma l'importante sembra solo di non esser qui.

Ed invece ci sono,
incasinato tra pavimento e soffitto
benchè sparpagliato
godo d'una mia propria forma
che non è
ancora una definizione.

In attesa d'un qualsiasi evento
che mi possa evadere
come una pratica
non ho fretta, non è importante
non è nulla di definitivo.

E' solo che continui
a contare i giorni
invece di cucirli
tu li guardi senza catturarli
e son primi piatti
mica contorni
son scatti e ritratti
son forni e ritorni.

I soli e le lune
racchiudono i giorni
sfighe e fortune
polpa e pattume.

Il sodalizio del pregiudizio.
Ampio,
spazioso e ben riposto
come un cielo in un cassetto
o un ricordo
festosamente falso,
contorto.
Se lo trova?
E se lo ritrova?
Lo scrupolo dello scapolo.
Questo suo semplice e pietoso
non aver a chi pensare.
Una metà del cielo è vuota.
Un frustrato impulso
a circondarsi di braccia ed unghie
sulla pelle protesa al solletico;
l'insostenibile intimità
di quest'unico corpo ambiguo
che ruota a destra
e scivola
e si ritrascina al centro,
nella simulazione della lotta
si ritorce e s'accartoccia,
vince e perde nello stesso istante
proponendo o subendo,
reagendo.
Ruggendo.

maggio 20, 2003

Matinée


Prendo la nove e scendo a Boulets. Il tragitto dalla mia pensione a lì dura una ventina di minuti. Apnea interminabile di tempo e di battiti del cuore. Nella carrozza. Giacchette striminzite e logore di velluto a coste. Abitini tremanti a piccoli fiori fuori stagione. Carta di giornale di un Paris Match. Fermata. Gente che sale veloce. Fermata. Voci. Fermata. Il treno si svuota di nuovo. Fisso per lunghi istanti i miei occhi, riflessi nel finestrino cieco accanto al mio posto.
Dal nodo che è la mia stazione, l'albero di Boulevard Voltaire vede aprirsi i suoi rami di Rue de Boulets e Rue Alexandre Dumas. Ma solo in Place de la Nation il tronco sboccerà davvero come un fiore: un fiore di periferia, un pò grigio, cinetico, cianotico e sgualcito.
Io. Giro a sinistra in Boulevard de Charonne.
E' un novembre tiepido, il cielo è coperto ma luminoso, sa come di sole filtrato attraverso un colino, di quelli che ti aspetteresti di trovare in un cascinale di campagna. Indosso il mio lungo cappotto nero a redingote. Non ho borsa, nè occhiali o portafogli, solo il mio pacchetto di marlboro, con sopra, annotato a penna blu, un numero di telefono non ricordo di chi - sarà stato ieri sera - intorno al quale stringo piano la mano, nella tasca destra di nera lana. Sotto la pesantezza di quel cappotto c'è tutto quello che posseggo al mondo.
Sbuco fuori in Boulevard Ménilmontant e lo percorro da est a ovest, lungo il muro di cinta che conterrà la mia inquietudine, tra non molto. E' un bel pezzo a piedi, ma è la mia passeggiata preferita. Ho sempre avuto dei percorsi privilegiati lungo le vie della mi vita. Le quinte alle sceneggiature che ho scritte per me stessa. Dov'è la mia cinepresa? Dammi passi lenti e sordi. Ciak. Dammi solitudine. Ciak. Dammi un grido muto.
Al Pére Lachaise tutto sembra immobile nel tempo. La morte lo è di per sè stessa. Dimentichi la città multilivelli alle tue spalle varcando il cancello di ferro. La ghiaia si sbriciola nel silenzio sotto i miei passi, i corvi gracchiano sui rami degli alberi calvi del viale. Quei corvi sono una delle cose che amo di più in questo posto. Della mia città in bianco e nero. Non penso a niente. Guardo. Respiro. Cammino. Scappo.

maggio 14, 2003

Non è facile,non è facile un cazzo,non è facile vivere,svegliarsi e alzarsi dal letto
pensando che quello è l'inizio di un altro maledetto giorno in cui tu vorresti essere
uno spettatore
e allora?cosa fai?
ti droghi,fumi,fumi merda,basta che ti faccia uscire dal gioco per un pò di tempo
basta che ti faccia dimenticare che tu non devi chiedere l'aiuto delle persone a cui
vuoi bene,che ce la devi fare da solo,che in un futuro starai bene e sarai felice.
vedi la gente fuori che se ne infischia
vedi tua madre e tuo padre piangere
tendi il braccio verso il nulla e preghi perchè qualcosa ti aiuti,che sia droga,che sia
il pensiero di farla finita un giorno o l'altro
vivo un conflitto interiore,indeciso se fare la telefonata che mi fa star meglio oppure
starmene a casa a pensare o a cercare di non pensare
oppure uscire,magari drogarsi,vedere qualcuno,divertirsi
non sai quanto è brutto in mezzo a una risata pensare a quanto ti senti realmente solo
in mezzo alla gente.E allora che si fa?si parte ragazzi!un viaggio per il tuo cervello
uscirne?non se ne parla neanche,che bisogno c'è?ti fa star bene.....esci dal gioco quando vuoi
per poi tornarci chissà quando....sperando di tornarci quando la ruota avrà fatto il giro
e sarete Voi a piangere mentre io sarò felice,ma questa ruota quando gira?e pensare che
vorrei portarci pure te su quella ruota perchè mi dispiacerebbe vederti come sono ora
sparisce la fame,sparisce la sete,a volte non mi ricordo neanche quando è stata l'ultima
volta che ho bevuto e mi preoccupo,sempre con il nodo in gola,sempre con le lacrime agli
occhi,basterebbe un abbraccio per farmi scoppiare a piangere,dovrei essere felice,invece
vorrei essere accudito,vorrei evitare di pensare che queste mie parole magari saranno scritte
e dimenticate subito,vorrei evitare di svegliarmi domattina
ma non posso,questa vita di merda devo viverla ancora e ancora e dovrei farcela con le mie
gambe,non devo cedere.
e anche questa l'ho portata a casa,vado a letto con i miei pensieri,con i miei ricordi
che dovrei dimenticare "cazzo hai 17 anni,prendi le cose con più distacco,alla tua età pensavo
solo alla figa e al videogiochi!!"
certo,Stefano farà così,stefano diventerà un membro del gruppo "sono felice e lo sarai anche tu!"
e allora Stefano mangerà,smetterà di pesare quella 50ina di kg che lo rendono famoso
smetterà di fumare,smetterà di tenere le lacrime,smetterà di star zitto mentre i suoi
genitori piangono.stefano diventerà così fottutamente forte che solo la morte potrà fermarlo

prendilo come uno sfogo valentina,voglio conoscere il tuo ragazzo,voglio frequentarvi separatamente
sinchè non accetterò la cosa,voglio diventare suo amico,o almeno provarci e dire di aver fallito
perchè il mio cervello non ragiona come gli altri cervelli il mio cervello ragiona con il cuore
e il cuore non è fatto per ragionare ;)
ti voglio bene
Stefano

maggio 12, 2003

passi che rimbombano sulla mia strada lastricata di buone intenzioni , intenzioni che trovano spazio solo nelle giornate di luna piena. non la percorro per la sua lunghezza ma diagonalmente , sapendo che a nulla mi serviranno questi rimbombi se non per frantumarmi i timpani . marmo biaco con inserti rossi scandiscono gli anni della mia vita, come un passo dopo l'altro si vede il lento mutare della via. cambia la pendenza , cambia la temperatura del pavimento , cambiano i venti e la pioggia , non nevica più , il natale non esiste più e babbonatale ha venduto da pareccchio tempo la sua slitta per finanziare il suo narcotraffico di orsettini gommosi farciti con LSD. non che mi lamenti di tutto questo , ma mentre i miei passi mi riportano alla realtà noto una scala che ostacola il mio diagonal/cammino , come se nulla fosse e nel modo piu naturale possibile , inizio l'ardua scalata al successo. tappeto rosso liso attutisce il mio pelegrinare tra i fumi di adulatori.
un gradino dopo l'altro come acqua che sgorga da una fonte mi spoglio di inutili abiti e stanchezze , macchie di grasso intervallate da briciole ammuffite catturano la mia attanzione , soffermandomi avverto come la necessità di un rumore tipetutamente fastidioso come poco prima lo erano stati i miei passi.
accendo lo stereo della macchina e lo sintonizzo su un vuoto di banda, quel rumore come di carta stropicciata e paglierino buciante mi rilassa e riesce appena a farmi accennare uno staccio di sorriso per la mia immagine riflessa nell'ascensore. premo per l'ottavo piano. inizio a salire in maniera pacata e rassicurante , le carrucole e il contrappeso creano rassicuranti rumorini di meccansmi ormai collaudati...

maggio 02, 2003


mi fate ridere. tutti attaccati al vostro diario , lo scolpite cercando di farlo a vostra immagine e somiglianza , lo lucidate e lo rendete pulito pulito bello bello profumato profumato cercando di attirare maggior numero di persone possibili , un cazzo di specchietto per le allodole. siamo tutti cannibali , cerchiamo persone da fagocitare nl nostro mondo fatto di fottute parole smerdate su una tastiera economica, siete tutti preoccupati di fare visite di fare bella figura di sembrare pazzi normali belli brutti distinguervi dagli altri perkè la massificazione è la morte è la tomba dell'individuo avete paura di essere uno dei tanti uno nel mucchio che spinge come gli altri per farsi notare e che non c riesce nessuno si volta a guardarvi per starvi ad ascoltare. una birra per dimenticare, una scopata per essere amati, un pezzo di pane per rendere grazia.



sono come voi.