[ Il consistente ripieno dei manikomiensi , TUTTO. Cuore ed altre frattaglie compresi. ]

luglio 12, 2003

vortici di vento soffiano tra le mie dita.

nuovi sudditi al cospetto del giovane re-imperatore, portano doni luccicanti e profumati che presto marciranno nell'oblio immediato. sfilano cortei di donzelle sorridenti e amorevoli nelle loro vesti migliori, sperando di essere concubine di una notte, anelando all'ascesa nella stanza più alta del palazzo anche solo per un ora. o forse sperando in uno sguardo, anche sfuggente. il giovane regnante dall'alto si annoia e distribuisce frasi di circostanza, qualche luogo comune, qualche parola mielata per nutrire speranze parti di un gioco che crede di dominare. quanta consuetudine, quante lise abitudini, in uno scenario che si ripeterà così ancora e ancora e ancora...

il giullare ride. e vede lontano, attraverso le persone e nel tempo. ride, e i suoi sonagli tintinnano di un argenteo e inquietante suono. ride delle figurine, delle carte di un mazzo che voleranno alla prima folata di vento. ride persino del suo re, perchè un giullare è insolente oltre ogni misura quando è davvero bravo. ride anche se infondo crede che il suo re avrà tempo per crescere ed evolversi, superando banalità come queste.

e tutto sommato sa che lo lascerà al suo destino, perchè lui è solo un giullare e non un alto dignitario o un consigliere...o la concubina favorita del periodo.

luglio 04, 2003

Mobilis in mobile



È il rumore che mi ha fregato, quello delle macchine che passano.
Inizia con un deja-vu, sensazione di un già vissuto che mi trascina dolcemente verso un altro posto, un altro tempo.

L'odore è inconfondibile, quasi ovvio, meraviglioso, le lenzuola rigide e pulite di una casa di campagna.
Me ne stavo sdraiato a fissare un soffitto distante, spazzolato a intervalli irregolari dalle luci delle automobili - c'era una superstrada vicina - e mi perdevo, ogni volta, dentro a quel suono misterioso.

woooosh...

Sapeva di viaggio, di comparire e sparire quasi subito, lasciandomi però il tempo di meravigliarmi ogni volta, di chiedermi "dove andate?", "chi siete?"... "cosa c'è là fuori?"
A 10 anni la Notte era ancora tale, con la luce del sole sparivano le pochissime certezze che avevo, i contorni vividi del mondo di un bimbo diventavano indistinti, il mondo "fuori" non era altro che un'enorme lavagna nera, ed io avevo i gessetti.

Non sapevo ancora che la strada serviva soltanto a congiungere svariati agglomerati di cemento, che di notte come di giorno esistevano uffici, grigiore di ospedali, cessi pubblici e cemento armato. Non sapevo, e non mi interessava, le domande erano altre: cosa c'è nei campi di notte, cosa sono quelle luci lontane, dove portano i fossi, dove finisce il vento?

La risposta era sempre e soltanto una:

woooosh...


...dove siete, ora?

Io, sono in cammino, su quella vecchia strada e molte altre, e il mondo mi scorre attorno.

Mobilis in mobile.