[ Il consistente ripieno dei manikomiensi , TUTTO. Cuore ed altre frattaglie compresi. ]

gennaio 20, 2004

Saltando.

Farei un bel salto. Di quelli con le gambe che se ne vanno in aria per conto loro, per illudersi di guadagnare qualche centimetro, in arrivo. Il guaio di certi salti è che il punto d'atterraggio non lo si vede proprio fermo, si avvicina e si allontana. E tu non puoi che prenderci l'occhio e, quando deciderai di saltare, sperare che sia il momento in cui ti viene incontro. La sensazione di cadere è terribile e presente, perchè è isolata. Tu, aria, spazio. Niente su cui spingere. Quello era prima, ora si va, non si controlla più.

Cose più facili. Stare buoni sul proprio lato del tetto. Guardare la luna e altre cose da cartolina. Coperta calda d'inverno, lenzuolo chiaro d'estate. Non pretendere. Non cercare. Annotare i profitti, sottolineare le uscite, tirare a bilancio. Procedere in maniera cautamente rettilinea. Consultare la mappa, accennare ai cartelli. Chiedere indicazioni. Usare le scale. Musica suonata a medio volume. I vicini, sai...

Ma sono già a metà rincorsa e l'unica vertigine che sento è per la distanza più innocua.

Quella orizzontale.