[ Il consistente ripieno dei manikomiensi , TUTTO. Cuore ed altre frattaglie compresi. ]

maggio 02, 2004

Sbatté?

la faccia sul cemento del vialetto. L'urto fu abbastanza violento da spaccargli il labbro superiore e trasformarlo in un'allegra maschera di sangue. Non male l'idea del filo teso, mi era venuta all'ultimo momento, trascinarlo in casa mia fu' facile poi, tramortito, non si accorse di nulla.
Disteso in taverna sul tavolo da pranzo divenne l'uomo leonardesco, inscritto nei quattro lati, completai l'opera legandogli mani, piedi e collo (quest'ultimo per sicurezza sia mai che tenti di andarsene senza pagare).
Cominciai a segare le gambe del tavolo, quelle che tenevano legate mani e collo per intenderci, una volta tolti quei venti centimetri di troppo ottenni il piano inclinato perfetto per i miei scopi, non mi restava altro che aspettare.

Il risveglio non si fece attendere, piangeva,si guardava intorno e piangeva, il suo mugugnare mi dava sui nervi, certo, non urlava, almeno quello, le labbra spappolate e gonfie gli impedivano di aprire troppo la bocca, ma quel continuo ansimare e sbuffare mi dava parecchio fastidio, la benda fu necessaria, urlo' divincolandosi, tutto inutile, era mio ospite, non se ne sarebbe andato.
Lo lasciai li per due ore, diedi il tempo al sangue di concentrarsi nelle parti alte.

Mi dedicai alla nuova cucciolata di Sally, alcuni dei mici avevano le palpebre incollate, ne aveva fatti troppi, non riusciva a curare tutti, la capivo, leccar caccole in faccia a sette gattini era un compito ingrato, la aiutai con una pezza bagnata in acqua calda, uno per uno gli occhietti si aprivano, era un compito molto importante, gli occhi dei gattini erano fragilissimi, anche due giorni a palpebre chiuse potevano danneggiarli seriamente e farli marcire, piu di una volta mi ritrovai con gatti orbi per questo tipo di infezioni, poveri piccoli.

Tornai in taverna con le cinture di cuoio, le legai all'altezza delle cosce e strinsi fino a che non vidi la carne farsi viola, presi l'ascia e assestai tre colpi secchi ad altezza stinco, tre per gamba, in modo da staccare per bene i piedi.
I moncherini, non piu legati, si agitarono, poi svenne, tanto meglio mi rendeva piu semplice il compito. Cauterizzai con tizzoni roventi, lo slegai e me lo caricai in spalla depositandolo nel baule della macchina.

Due isolati piu in la lo scaricavo su un marciapiede di periferia chiamando un'ambulanza, che se lo venissero a prendere.
Tolsi il passamontagna.

I Piedi tritati svezzarono i miei cuccioli.

Lui e' stato dimesso oggi.

Un lavoretto pulito, niente cancrena.

Sta meglio senza piedi, niente macchina, non corre piu' il rischio di investirmi i gattini, coglione.